Sono salito sulla nave a Genova con il cuore che batteva a mille. Non sapevo dove sarei andato o cosa avrei fatto una volta arrivato, ma sapevo solo che dovevo partire. Nonostante potessi permettermi un posto più comodo, ho deciso di viaggiare sul ponte, un po’ per sfida e un po’ per sentirmi davvero libero.
Ma non ero preparato a quello che mi aspettava. È stata durissima. Mi sono ritrovato a cercare un posto nella stiva, disteso per terra, cercando di riposare. Ogni volta che pensavo di aver trovato un angolo tranquillo, venivo svegliato dalle guardie che mi scoprivano. La notte sembrava non finire mai.
Poi, verso le quattro del mattino, è arrivato il colpo di grazia: il mare mosso. Non ero mai stato così male in vita mia. Ho vomitato l’anima, e in quel momento ho pensato che avrei preferito morire piuttosto che continuare a sentirmi così. È una sensazione che non augurerei a nessuno. In macchina, quando stai male, ti puoi fermare, prendere fiato. Ma in nave, non hai scampo: sei bloccato, in balia delle onde.
In tutto questo, la mia cagnolina Bonnie è stata incredibile. Non si è mai mossa da dove stava, mi aspettava paziente, sorvegliando il mio zaino con tutto quello che avevo dentro. Non mi ha lasciato solo un attimo, come se sapesse che avevo bisogno di lei più che mai.
Alla fine, stremato, siamo arrivati a Barcellona. Appena sceso dalla nave, ho trovato un parcheggio vicino al porto e lì sono crollato. Ho dormito per ore, esausto, con Bonnie accoccolata vicino a me.
È stato un inizio di viaggio davvero difficile, ma in qualche modo ce l’abbiamo fatta. E ora, con Barcellona davanti a me, sento che ne è valsa la pena.
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